L'autore presenta il suo ultimo libro "Appia", un reportage lungo l'antica regina viarium. Presente anche il documentarista Alessandro Scillitani.

Sono arrivati da Venosa Paolo Rumiz e Alessandro Scillitani, terra di Orazio Flacco poeta romano che percorse l’Appia fino a Brindisi e le dedicò la Satira, opera che ha ispirato Paolo Rumiz a compiere questo cammino per la più antica delle vie romane. Arrivano con centinaia di km nelle scarpe, compiendo una deviazione su un percorso già stabilito e passando da un autore latino all’altro, da Orazio a Fedro.
Il 25 Agosto 2016 la Mediateca Fedro grazie all’Amministrazione Comunale, ha infatti ospitato i due autori, rispettivamente del libro e del documentario di questo itinerario perduto, “Appia”, il resoconto di un reportage fatto lungo l’antica regina viarum e che ora viene riconsegnato alla comunità “più per dovere civile che per letteratura”.
Un cammino a piedi di 611 km fatto soprattutto di incontri “che in alcuni momenti sembravano fatti apposta per smentire i pregiudizi sul Mezzogiorno” – dice Rumiz.
Nelle pagine del suo libro si possono incontrare personaggi storici come Spartaco o Federico II o come Antonio Cederna, difensore dell’Appia dalle speculazioni edilizie, fino alla gente comune che abita ancora quei luoghi. “I piedi aiuta ad ascoltare e selezionare. Sono organi di senso. L’andare a piedi selezionava le persone e ci faceva incontrare il paese migliore”.
Dalle parole dei due autori, l’Appia si presenta come uno stratificarsi della storia, dai Saraceni agli Svevi agli Spagnoli, un susseguirsi di cose tanto belle quanto brutte. “Il camminatore non deve andare alla ricerca del bello: deve accettare tutto, anche le brutture dei luoghi. Fin dal primo miglio abbiamo dovuto combattere duramente per conquistare la bellezza – dice Rumiz – non riuscivamo a rassegnarci all’idea che a dilapidare il Paese non fossero stati i Barbari, ma gli italiani stessi, e che quella depredazione avesse conosciuto il suo acme non nel medioevo, ma negli anni 60 del 900”.
Già delle prime pagine del libro riaffiora una strada che è terra di padri, radici. Ascoltandoli mi viene spontaneo pensare ad una frase del poeta panamense Ruben Blades “Il viaggio ha senso se ci si ferma ad ascoltare chiunque abbia una storia da raccontare”. Per un pomeriggio ci siamo fermati ad ascoltare questi camminatori che presentavano la quintessenza di un’Italia minore di meraviglie nascoste, meraviglie che siamo ormai disabituati a riconoscere e che ci vengono ricordate da chi, viaggiando rasoterra, vede la verità e l’autenticità dei luoghi.
“Stare sulla strada significa stare sulla storia” – conclude Rumiz, un invito a camminare con i nostri piedi che ci fanno sentire le vibrazioni della madre terra, ma soprattutto un invito a camminare in senso metaforico verso la bellezza delle nostre meraviglie abbandonate.
Ringraziamo quanti sono intervenuti alla presentazione, in particolare il Sindaco di Irsina, Nicola Massimo Morea e l’Assessore alla Cultura Anna Maria Amenta, che hanno reso possibile questa deviazione di percorso agli autori del libro, facendogli scoprire una terra che non era ancora presente nelle loro mappe.